Documents. La “Grande Albanie” et l’Italie fasciste

Les documents italiens qui suivent sont sans le moindre doute publiés pour la première fois sur internet, et je donne à la suite de chacun un résumé en français.

La Grande Albanie était un État considéré par l’Italie – qui avait déposé le roi Zog à l’appel, dixit le régime fasciste, des nationalistes albanais – et ses alliés comme souverain au sein de la Communauté impériale (Comunità Imperiale) qu’elle constituait avec l’Italie.

À ce jour, les Italiens sont, d’après plusieurs témoignages reçus personnellement, considérés comme amis du peuple albanais, et les touristes italiens sont particulièrement bien accueillis : à l’aéroport de Tirana, par exemple, on parle anglais et italien pour les touristes. (La réciproque n’est pas nécessairement vraie, en particulier avec les flux migratoires de l’Albanie vers l’Italie et la montée en Italie d’un discours anti-immigrationniste.)

L’islam albanais (70 % de la population du pays et 90 % au Kosovo, aujourd’hui indépendant après être passé de la Grande Albanie à la Yougoslavie) ne posait pas de problème particulier pour l’intégration du pays dans la Communauté impériale fasciste. D’ailleurs, si les juifs étaient exclus du Parti fasciste albanais, ce n’était nullement le cas des musulmans.

Le traité de Versailles avait considérablement avantagé les Serbes dans la région et livré les Albanais à leur vindicte séculaire. Les Serbes menèrent à cette époque au Kosovo, inclus dans la Yougoslavie créée en 1918 (sous le nom de « Royaume des Serbes, Croates et Slovènes », produit idéologique d’un panslavisme agressif), une véritable politique de terreur. La création de la Grande Albanie avec l’aide de l’Italie fasciste consista à soustraire les populations albanaises du giron d’États panslaves.

Documents :

1) Chapitre « Revendications albanaises » de l’ouvrage de géopolitiques Il Mondo inquieto (Milan, 1934) de Vito Augusto Martini.

2) Article La trahison anglo-saxonne des petits États par Giovanni Ansaldo, dans la revue italienne Albania-Shqipni de janvier-février 1943.

3) Déclaration du Premier ministre albanais Maliq Bushati sur les fondements de l’État albanais (Albania-Shqipni, janvier-février 1943)

4) « Le peuple albanais réaffirme sa confiance dans la destinée de la Patrie en adressant une pensée reconnaissante au Souverain et au Duce. » (Albania-Shqipni, janvier-février 1943)

5) « La riposte de l’Albanie aux ennemis de son intégrité ethnique et territoriale » (déclaration du Premier ministre Mustafa Kruja) (Albania-Sqhipni, décembre 1942)

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Membre de l’organisation paramilitaire Armée nationale albanaise (Armata Kombëtare Shqiptare AKSh) créée en 2001

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Vito Augusto Martini, Il mondo inquieto, Milano 1934, pp. 227-233.

Rivendicazioni albanesi

Dicono che l’Albania sia un paese misterioso quasi come il Tibet. Questa impressione dev’essere stata certamente determinata da quel carattere di orgoglio e di isolamento dei fieri e laboriosi montanari schipetari, i quali sono sempre rimasti apatici e chiusi a tutti i tentativi di colonizzazione latina, slava, greca e ottomana.

Ciò spiega quindi l’accanimento tetragono, la tenacia ostinata di tutti coloro che s’illudevano di ridurre l’Albania ad una strategica appendice territoriale integrante i loro ambiziosi imperialismi, e chiarisce tutta una serie sistematica di illegali azioni tentate dai serbi, i quali si rifiutano di attribuire al piccolo e pacifico territorio qualsiasi attributo di autonomia e di sovranità, considerandolo invece come elemento reintegrativo dell’attuazione del loro sogno egemonico, che si ispira al meteorico impero di Duscian e non sa disgiungersi dalla condizione di un assoluto dominio sull’Adriatico.

Occorre fermarsi su questo punto e non distogliere mai lo sguardo da tutto quel lavorio metodico e lineare che si svolge in Serbia, e specialmente nella «Jadranska Straza», per rendere l’Amarissimo un «mare jugoslavo», secondo una falsa e ambiziosa suggestione storica radicata nella nuova mentalità dei serbi mediante il fascino facile e retorico d’un romanticismo nazionalista.

Le falsità ambigue, le manovre tendenziose, gli allarmi montati ad arte da tutta la stampa serba ammaestrata ed ispirata dalle sfere dirigenti, a danno della Nazione albanese e dell’Italia, perseguono appunto il fine di determinare una situazione adriatica falsa, suscettibile di provocare preoccupazioni internazionali.

L’ultimo attentato contro re Zog e la distribuzione di truppe serbe sul confine jugoslavo-albanese sono un ammaestramento.

Il territorio albanese ha sempre bruciato d’ambizione il sogno dei panserbisti. E se non fosse stato per l’aiuto dell’Italia prestato alla piccola e fiera nazione subito dopo gli armistizi, è certo che quel territorio si sarebbe trasformato in un lauto banchetto per l’appetito slavo-greco.

Non c’è nessun settore politico del mondo così complesso e caotico come la penisola balcanica. Un territorio relativamente piccolo, che comprende diversi gruppi nazionali in urto di tradizioni storiche e di aspirazioni politiche, e quel che più conta, permeati quasi tutti d’una concezione imperialistica ed egemonica del divenire della loro vita, deve far comprendere quale lotta a furi di gomitate sono costrette a condurre le diplomazie e le popolazioni delle varie Nazioni.

L’Albania diventa quindi una specie di preda stretta nei tentacoli invisibili di quella piovra diplomatica della Serbia la quale non sa e non vuole ammettere in Balcania altre funzioni di supremazia che non siano da essa esercitate.

Ormai non si possono più fare misteri sulla natura e sull’ingranaggio delle associazioni segrete panserbe, le quali costituiscono una valida ed efficace substruttura del Governo belgradese, ed agiscono illegalmente nei territori confinali dietro precisi ordini ed in vista di altrettanti precisi obiettivi. Trentacinque invasioni brigantesche serbe effetuate in zona albanese in pochissimo tempo, congiunte a quei certi metodi di violenta serbizzazione contro gli albanesi assoggettati e alla campagna diffamatoria esercitata per mezzo della stampa e in tutti i modi contro l’Albania, stanno ad indicare quali siano le direttive di Belgrado anche nei riguardi degli schipetari. Se rivolgiamo un po’ lo sguardo indietro, vediamo subito su quale piano illegale e tortuoso si sia sempre messa l’azione diplomatica della Serbia per incorporare nei suoi nuovi confini anche il territorio albanese.

Già sin dall’inizio della guerra condotta contro i Turchi della Lega balcanica, l’Albania divenne una piattaforma di occupazione serba, greca e montenegrina; e non si accennò per niente a sgombrarla nemmeno quando veniva sanzionata nel 1913 dalla Conferenza di Londra l’indipendenza albanese, e la potente Cancelleria di Vienna svolgeva un’azione energica perchè i serbi si decidessero ad abbandonare la zona così violentemente e barbaramente occupata. Ci volle nientemeno che un vero ultimatum della Ballplatz perchè la Serbia si piegasse ai voleri degli Absburgo, non cessando però di distogliere lo sguardo da Scutari e da Durazzo.

Quando infatti, a guerra ultimata, gli italiani estendevano l’occupazione su tutto il Paese da cui si erano ritirati gli austriaci, e favorivano la costituzione di un Governo albanese e la formazione d’una delegazione diretta da Turkan Pascià e inviata alla Conferenza della pace, la Serbia andava rivolgendo invito alle Potenze perchè le venisse riconosciuto il mandato di organizzare l’Albania. Contemporaneamente le bande armate svolgevano nel territorio albanese una serrata campagna disfattista, gettando terrore e seminando rovine.

Il Comitato dei Kossovesi presentò allora alle Potenze quest’orribile bilancio: 12.371 albanesi massacrati e bruciati, imprigionati 22.100, 1655 scudisciati, 6000 case distrutte, 10.525 famiglie depredate; tutti i villaggi della regione di Plava, Susinise e Vantai distrutti, la borgata di Radisefca incendiata, 30 villaggi di Dreniza ridotti a rottami e a ceneri. E tutto questo in pochi mesi: all’inizio del ‘19. Sembrava fosse tornata nei Balcani la furi attilesca e devastatrice delle antiche bande tartariche.

L’Albania ha subìto in un cinquantennio tre grandi mutilazioni: la prima col trattato di Berlino del 1878 che attribuì alla Serbia dei territori prettamente albanese: Vrania, Nish, Lescovaz; la seconda nel 1913 con la guerra balcanica che assicurò a Belgrado altre regioni albanesi, come Prizzen, Mitroviza, Pristina, Gillan, Skopliè, Kumanovo, Dibra, ecc.; e la terza nel 1919 alla Conferenza degli Ambasciatori di Parigi, in seguito alla quale la Serbia si avvantaggiò sul Monte Velicicu, sulla piana della Metoia, sull’altra Drina, sulla congiungente Dibra-Struga con le terre adiacenti. Altri territori passarono in seguito a questi trattati nelle mani dei greci e dei montenegrini.

Così che la Nazione albanese di più di due milioni di abitanti, ne comprende ora circa 800 mila, i rimanenti essendo così suddivisi: 800 mila in Jugoslavia, 215 mila in Romania, 80 mila in Italia dove vivono in fiorenti colonie (Puglia, specialmente) e 8 mila negli Stati Uniti d’America.

Gli Albanesi reclamano dalla Serbia, fondando su concetti di giustizia le loro richieste e suffragandole con incontrovertibili diritti storici, la restituzione di Antivari, Tuci, Spizza, Hoti, Gruda, Triebsi, Podgoritza, Plava, Gucia, Berana, Senizza, tutto il circondario di Mitrovizza e Pristina, parte del circondario di Skopliè, Calcadelen, Gostivar, Chicevo, Dibra, Ocriba, Prespa.

Intanto gli Albanesi asseriscono che, contrariamente a tutte le statistiche interessate, i connazionali aggregati al regime-capestro di Belgrado siano più d’un milione. Non si tratta più quindi d’una minoranza etnica oppressa e angariata, ma addirittura della maggioranza nazionale, la quale, fiduciosa delle fortune del Governo di Tirana vi attinge la forza morale per perseverare contro tutti i tentativi violenti adottati dal panserbismo in conformità dei presupposti imperialistici della unificazione nazionale jugoslava.

Da Belgrado però non si abbandona nessun mezzo, neanche illegale e barbarico, per far scomparire dentro i confini del suo regno ogni traccia di schipetarismo. Sono state abolite le scuole, interdetto l’uso della lingua nazionale, spogliati delle proprietà terriere i sudditi albanesi, distribuendole ad elementi serbi, russi bianchi ed anche montenegrini, obbligati forzatamente ad immigrare nei territori albanesi. La stampa schipetara è condannata al più feroce ostracismo; e della rigorosità draconiana e sferzante della gendarmeria e del terrorismo dei comitagi attestano le varie e poderose proteste inviate alla S.d.N.

A non voler considerare nemmeno l’esoso e vessatorio fiscalismo che angaria gli Albanesi come tutte le altre minoranze jugoslave (che non potendo pagare le altissime imposte, si vedono portar via anche l’ultimo capo di bestiame); le masse schipetare assoggettate vivono sotto una cappa di implacabile oppressione, vigilate da gendarmi e da proseliti della «Ceka».

Quello degli albanesi costituisce quindi un altro debole pilastro sul quale si fonda lo Stato panserbo, il quale ostenta della forza e del potere, mentre è tarato da tisi costituzionale inguaribile.

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Vito Augusto Martini est un auteur italien spécialiste des questions de géopolitique, collaborateur de la revue fasciste Gerarchia.

Son ouvrage Il mondo inquieto (Le monde inquiet) de 1934 comporte un chapitre sur les « Revendications albanaises », dans lequel l’auteur expose la situation faite aux Albanais, qui préfigure la politique grande-albanaise de l’Italie fasciste.

Je le résume.

La volonté hégémonique des Serbes dans les Balkans s’exprime en particulier par une agressivité caractérisée à l’encontre des Albanais en tant qu’obstacle à une domination serbe sur la mer Adriatique, à la volonté serbe de faire de l’Adriatique une « mer yougoslave ». (À noter que, dans ses frontières actuelles, c’est-à-dire sans, notamment, les territoires revendiqués par les Albanais dans la Grande Albanie ou Albanie ethnique [Shqipëria natyrale], la Serbie n’a pas d’accès à la mer.) Face à cette situation, l’Italie, le voisin de l’autre côté de l’Adriatique, a toujours pris le parti albanais face aux volontés expansionnistes et annexionnistes serbes.

Au moment où écrit l’auteur, l’Albanie, rappelle-t-il, a subi en cinquante ans trois grands démembrements, le premier avec le traité de Berlin de 1878, le second avec la guerre des Balkans de 1913 et le troisième à l’issue de la Première Guerre mondiale, tous au profit de la Serbie, et la nation albanaise est ainsi passée en un demi-siècle de deux millions à quelque 800.000 habitants.

Les Albanais des territoires acquis par la Serbie sont soumis à la discrimination et à une véritable terreur d’État : écoles fermées, interdiction d’employer la langue albanaise, spoliations et distribution des terres appartenant aux Albanais à des Serbes, fiscalité vexatoire… Les premiers mois de 1919, notamment, donnent lieu à des massacres de grande ampleur au Kosovo par l’armée serbe. Les réclamations albanaises auprès des puissances étrangères et de la SDN sont ignorées.

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Giovanni Ansaldo, Il tradimento anglosassone dei piccoli stati, Albania-Shqipni, Febbraio 1943-XXI.

Le potenze anglo-sassoni – fu detto allora e ripetuto poi, infinite volte – rappresentavano le forze del bene in lotta aperta contro lo «spirito del male». Mentre, nel cuore dell’Europa un orco orrendo faceva della strapotenza una legge e della agressione un sistema, i puri campioni delle democrazie snudavano la loro spada incontaminata a tutela del diritto dei più deboli. …

Fu Londra a dare per prima il segno di questa revisione della sua «politica tradizionale», facendo sottoscrivere il 28 maggio dello scorso anno [1942] da Eden il famoso trattato in cui, cedendo alle richieste di Molotoff, si riconosceva alla Russia il diritto ad una «zona di sicurezza verso Occidente». La formula era più ambigua che oscura, e non mancò chi si chiese, allora, come fosse possibile conciliare, ad esempio, questa «zona di sicurezza» colle pretese di restaurazione dal sedicente Governo di Sikorski. Domande indiscrete che rimasero senza riposta. Gli inglesi, è vero, avevano cominciato a «mollare» piccoli stati. …

Formalmente, la posizione è immutata. Inghilterra e Stati Uniti rimangano ufficialmente i «protettori» e i «garanti» dei piccoli stati, che la loro politica ha spinto, uno dopo l’altro, in autentici abissi senza fondo. Ma basta tendere l’orecchio e leggere attraverso le righe più o meno ispirate di certi «portavoce», per capire come e quanto il tono, nei loro confronti, sia radicalmente cambiato. Non si dice loro apertamente che nell’Europa di domani essi dovranno piegarsi alla soggezione sovietica; ma ci si sforza per farlo comprendere loro, in tutti i modi possibili e immaginabili. Tutti i discorsi, attorno alla «necessità di una direzione unitaria della politica europea» ; tutti gli accenni ad una «funzione continentale» della Russia non tendono ad altro scopo. Perfino quel Walter Lippmann, il giornalista ebreo che si vanta di essere il più accreditato esponente della opinione americana, si dimentica molto che ha scritto e declamato, nei tempi passati, contro il «pericolo» rappresentato dalla Germania e dall’Italia, contro la «sfera autonoma di decisione delle piccole nazioni»; e dichiara, senza ambagi, che una Europa divisa e frantumata, come lo è stata finora, non può andare avanti, e che il controllo russo è una necessità per tutti ma in particolare per i piccoli stati. E un altro accreditato scrittore americano, Costantino Brown, dichiara che «nel dopoguerra la Russia potrà a ragione affermare che la sua influenza nel continente europeo è necessaria per la salvaguardia della pace, finchè l’Europa continua ad essere divisa, in piccoli e deboli stati indipendente».

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Giovanni Ansaldo est un journaliste et écrivain italien. D’abord signataire du Manifeste des intellectuels antifascistes en 1925 et subissant la censure du régime, il rentra en grâce en 1937 et fut nommé rédacteur en chef du journal Telegrafo.

L’article La trahison anglo-saxonne des petits États a été publié dans le numéro de janvier-février 1943 de la revue italienne Albania-Shqipni. Dans cet article, Ansaldo rappelle tout d’abord que les puissance anglo-saxonnes se donnent à connaître comme les forces du bien en lutte contre « l’esprit du mal » (quelque chose que nous connaissons encore aujourd’hui : cf. le slogan néoconservateur « l’axe du mal ») et que c’est cette philosophie, si l’on peut dire, qui lui fait adopter une attitude de protection des petits États face aux menace annexionnistes de voisins plus puissants et belliqueux, attitude qui avait motivé son entrée en guerre aux côtés de la France contre le Troisième Reich, en défense de la Pologne.

Or le Royaume-Uni change de philosophie au cours de la guerre quand son ministre des affaires étrangères Anthony Eden signe le 28 mai 1942 avec le ministre soviétique Molotov un accord reconnaissant à l’URSS le droit à une « zone de sûreté sur son versant occidental », c’est-à-dire le droit à l’annexation par l’URSS des États voisins plus petits à sa frontière de l’Ouest.

En même temps, l’Angleterre et les États-Unis continuent, comme si rien n’était changé, de se déclarer les protecteurs des petits États. Or, si personne ne dit que l’Europe devra, après une victoire des Alliés, se plier à une domination soviétique, c’est bien à quoi tendent les discours sur la « nécessité d’une direction unitaire de la politique européenne » et sur la « fonction continentale » de la Russie.

C’est, de même, la teneur des propos de journalistes nord-américains, tels que Walter Lippmann, « qui se targue d’être le porte-parole le plus accrédité de l’opinion nord-américaine », et qui, après avoir dénoncé la menace de l’Allemagne et de l’Italie sur les petits États européens, déclare désormais sans ambages qu’une Europe divisée et fragmentée n’est pas viable et que la domination russe est une nécessité pour tous et en particulier pour les petits pays ; et tels que Constantin Brown : « Après la guerre, la Russie pourra à juste titre affirmer que son influence sur le continent européen est nécessaire pour la sauvegarde de la paix tant que l’Europe restera divisée en petits et débiles États indépendants. »

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Il Presidente del Consiglio dei Ministri dell’Albania illustra al Consiglio Superiore le basi dello Stato Albanese.

Onorevoli Consiglieri,

Il momento storico che, con l’Europa tutta, sta attraversando anche la nostra Albania, si presenta molto critico e chiede che i problemi nazionali più essenziali siano affrontati direttamente e senza indugi. Io ed i miei colleghi accettando in questo momento la grave responsabilità del Governo che S.M. il Re ci ha affidatto, siamo convinti di esserci assunti un compito difficile, ma nello stesso tempo la nostra coscienza di albanesi ci dice che non sottraendoci al difficile compito assolviamo un sacro dovere verso la Patria, dal quale dipende forse l’avvenire del nostro Paese.

Mi è però grato comunicarvi con grande gioia, che questo compito mi è, in certo modo, reso facile per il fatto che l’Italia, nell’intento di dimostrare ancor più palesemente la sua sollecitudine verso il popolo albanese, ci viene incontro nella soluzione di alcuni problemi fondamentali dello Stato.

Tra il Governo italiano ed il Governo albanese è stato infatti deciso:

1) La trattazione degli affari tra i due Governi sarà affidata ad un Delegato del Governo italiano presso il Governo albanese ed un Delegato del Governo albanese altresì risiederà a Roma.

2) L’accordo del giugno 1939 concernente la gestione delle relazioni internazionali dei due Stati sarà riveduto allo scopo di armonizzare la gestione degli affari esteri dell’Albania con la indipendenza del Paese.

3) Saranno create unità albanesi delle Forze Armate, con la bandiera nazionale, destinate a collaborare con le unità italiane nel territorio albanese.

4) La Gendarmeria, la Polizia, la Guardia di Finanza diventeranno organismi completamente albanesi e dipendenti dal Governo albanese.

5) La convenzione doganale valutaria del 20 aprile 1939 sarà riveduta allo scopo di mantenere l’Unione doganale senza che alle dogane albanesi venga tolto il loro carattere nazionale.

Allo scopo poi di raccogliere tutti i cittadini onesti e fedeli alla Dinastia Sabauda e alla Patria e di erigere così il più forte baluardo a difesa dell’indenpendenza e dell’integrità etnica della nostra Nazione, si è deciso di fondare la Guardia della Grande Albania che sarà l’organizzazione totalitaria dello Stato albanese.

Questi capisaldi che chiarificano nel miglior modo le relazioni tra i due popoli, sono la espressione della large e lungimirante concezione del Duce, il quale, dopo aver allargato i confini dell’Albania, ha voluto che gli albanesi potessero procedere da sè e con le proprie forze, verso l’avvenire. Al Creatore della Grande Albania, che oggi rafforza ancor più lo Stato albanese, l’intero nostro popolo rivolge a mezzo di questo Consiglio un pensiero di profonda riconoscenza.

La organizzazione totalitaria che prende nome dalla Grande Albania che Egli ci diede, custodirà intatti i principi della sua dottrina a cominciare da quelli che mettono gli interessi generali al di sopra degli interessi individuali, che presuppongono la collaborazione di tutte le classi sociali a favore dello Stato e che comandano di andare verso il popolo. Nella chiarificata atmosfera che le nuove realizzazioni immediatamente creeranno, la fiducia reciproca fra italiani ed albanesi sarà rafforzata e la loro fratellanza sarà completa.

Mi si permetta però di ricordare a questo Onorevole Consiglio che in dipendenza delle suddette decisioni noi, Governo e popolo albanese, ci assumiano una grave responsabilità. Roma ci è venuta incontro. Ora tocca a noi di comportarci in modo di meritare la fiducia che ci è stata accordata.

E’ dovere quindi di tutti i nazionalisti albanesi di aiutare il Governo nella repressione senza pietà di tutti coloro che operano a danno della Grande Albania e della Corona. E’ dovere di tutti i nazionalisti albanesi di aiutare con tutti i mezzi le Forze Armate, qualora essi siano chiamati a difenderla, entro la Patria o ai confini della Patria, lo Stato albanese.

Il Governo presieduto da me dovrà con ogni mezzo assicurare al Paese la tranquillità. Chi tocca il soldato italiano, smuove una pietra del confine della Grande Albania che quel soldato ha creato e che difenderà con noi. Chi si adopera per gettare il Paese nell’anarchia indebolisce la Patria e prepara il terreno alle invasioni straniere. Italiani ed albanesi hanno gli stessi interessi: chi turba la loro fratellanza tradisce la Patria e serve il nemico.

Onorevoli Consiglieri,

Il programma del Governo è lineare e risulta chiaro di quanto vi ho detto. Lo riassumo in poche parole:

1) Rafforzare in tutti i settori l’autorità dello Stato albanese;

2) mettere la Grande Albania in condizione di potersi difendere da ogni pericolo che la minacci sia dall’interno che dall’esterno;

3) assicurare la tranquillità ed i mezzi di vita a tutti gli albanesi.

Termino facendo un appello ai veri nazionalisti perchè si raccolgano intorno al Governo e lo aiutino a salvare la nostra amata Patria dall’anarchia che l’odio dei nemici vorrebbe creare. Unendoci tutti sinceramente con la «Besa» albanese, rimanendo fedeli fino all’ultimo al Re della Grande Albania per i comuni destini delle due Nazioni sorelle, cercando di rafforzare le fondamenta dello Stato possiamo essere sicuri che non solo supereremo felicemente i momenti critici, ma prepareremo anche alla Nazione giorni più tranquilli e felici.

Sento il dovere di concludere le mie parole invitandovi, Onorevoli Consiglieri, a rivolgere un pensiero riconoscente ai gloriosi che caddero per l’ingrandimento della nostra amata Patria e alle Forze Armate che ne sono il sicuro presidio.

Eccellenza Maliq Bushati Presidente del Consiglio

Albania-Shqipni. Rivista mensile di politica, economia, scienza e lettere. Anno IV – N. 1-2. Gennaio-Febbraio 1943-XXI.

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Maliq Bushati, ou Maliq bej Bushati, fut Premier ministre d’Albanie de février à mai 1943. Avant cela, il avait été député, opposant au roi Zog, de 1921 à 1923 puis de 1925 à 1937, et ministre de l’intérieur de 1939 à 1941. Il fut condamné à mort par les communistes albanais en 1946.

Avec ce texte non daté, paru dans la présente version italienne (sans nom de traducteur) dans la revue italienne Albania-Shqipni, janvier-février 1923, il s’agit d’une déclaration au gouvernement albanais à la tête duquel il vient d’être appelé.

Il rappelle les cinq points de l’accord italo-albanais destiné à régir les relations entre les deux pays, à savoir :

1) Le traitement des relations entre les deux gouvernements sera assuré par un délégué du gouvernement italien auprès du gouvernement albanais ainsi que par un délégué du gouvernement albanais auprès du gouvernement italien.

2) Le traité de juin 1939 concernant les relations internationales des deux États sera revu afin de mettre en conformité la gestion des affaires étrangères de l’Albanie avec l’indépendance du pays.

3) Il sera créé des unités albanaises des forces armées, avec leur propre drapeau, qui collaboreront avec les unités italiennes sur le territoire.

4) La gendarmerie, la police et la police douanière et financière (Guarda di Finanza) deviendront des entités entièrement albanaises et dépendantes du seul gouvernement albanais.

5) La convention douanière d’avril 1939 entre les deux pays sera revue de façon à maintenir l’union douanière entre les deux pays sans porter atteinte au caractère national des douanes albanaises.

Maliq Bushati annonce ensuite la création de la Garde de la Grande Albanie (Guardia della Grande Albania) comme « organisation totalitaire de l’État albanais », loyale à la patrie albanaise en même temps qu’au roi Victor-Emmanuel III (roi d’Albanie de 1939 à 1943). (La Garde de la Grande Albanie est en fait le nouveau nom donné par Bushati au Parti fasciste albanais, Partito Fascista Albanese, Partia Fashiste e Shqipërisë). Il rend hommage au Duce, « créateur de la Grande Albanie ».

En appelant au code traditionnel de l’honneur albanais, la besa, il demande la loyauté envers les autorités des deux « nations sœurs », l’Albanie et l’Italie, dans cette période troublée.

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Il popolo albanese riafferma la propria fiducia nei destini della Patria rivolgendo il pensiero riconoscente al Sovrano e al Duce.

Dopo la riunione del Consiglio Superiore Fascista Corporativo del 23-12-1942-XXI sono giunti al Presidente del Consiglio dei Ministri i seguenti telegrammi :

Da Gijlan

Le dichiarazioni dei Ministri Eden, Cordell Hull e Molotov sono in contrasto con i nostri più sacri diritti, acquistati con il sangue dei nostri figli. Come rappresentanti e notabili del popolo di Gijlan, protestiano energicamente contro le suddette dichiarazioni, che sono fuori luogo e violano l’integrità etnica della nostra Nazione. Siamo pronti a difendere in ogni occasione con il nostro sangue ogni palmo di terra albanese, con l’aiuto delle Potenze liberatrici dell’Asse.

Qamil Sadik, Jusuf Reshiti, Jusuf Xhindi ecc…

Da Puka

I notabili di questa Sottoprefettura, dopo aver udito con disprezzo le dichiarazioni dei Ministri Eden, Cordell Hull e Molotov, in segno di protesta e sicuri dell’immancabile vittoria dell’Asse, affermano in modo solenne che i confini etnici dell’Albania segnati dal sangue dei martiri, con lo stesso sangue verranno custoditi.

I notabili di Puka: Dash Disdari, Shaban Myftari, Ymer Bardhoshi ecc…

Da Alessio

Il popolo di questa città e dei cinque bajrak di Alessio, si unisce unanimemente nella riprovazione contro i vili discorsi pronunciati negli Stati con cui siamo in stato di guerra. La situazione politica presente e futura, dell’Albania, che assicura l’integrità etnica della Nazione albanese, è difesa dall’Esercito dell’Impero di Roma. Il popolo di Alessio, ai Vostri ordini, è sempre pronto, con orgoglio, a difendere fino all’ultimo l’indipendenza della Grande Albania, segnata da secoli.

M. Marksub, Bajraktar di Alessio; Geg Pergega, Bajraktar di Kryeziu; Gjel Pjetri, Bajraktar di Manati ecc…

Da Corcia

Rappresentato da tutte le classi, il popolo di Corcia, unito oggi dinanzi al Municipio della città, esprime la sua indignazione contro le dichiarazioni dei Ministri Eden, Cordell Hull e Molotov, in contrasto con i nostri più sacri diritti; quelle dichiarazioni rivelano i fini reconditi dei nostri nemici contro l’integrità etnica e territoriale d’Albania. Condividendo il punto di vista del Regio Governo e del Consiglio Superiore Fascista Corporativo, il popolo protesta energicamente contro i disegni diabolici del nemico. La Nazione albanese, come Stato libero e sovrano nella Communità Imperiale di Roma, difenderà fino all’ultima goccia di sangue i confini della nostra Grande Albania e l’integrità etnica della Nazione. Esso non tollererà mai che si violi un palmo del territorio della nostra Patria; noi raggiungeremo questo santo scopo con l’aiuto di Dio e sotto la guida e gli auspici dell’amatissimo Re Imperatore e del grande Duce del Fascismo, e con l’aiuto morale e materiale delle Forze Armate dell’Asse. Con questo sentimento e desiderio ardente acclamiamo ad una grande e libera Albania nei suoi confini etnici.

Il Vescovo Agathangjeli, il Capo Mufti H. Xaferi, Vasil Marko ecc…

Da Struga

Il popolo di questa città, riunitosi oggi per disapprovare energicamente i discorsi sull’avvenire dell’Albania tenuti dai dirigenti politici anglo-americani e russi, mi ha incaricato di rendermi interprete presso l’Eccellenza Vostra dei suoi sentimenti di riconoscenza verso la Potenza che l’ha liberata dall’insostenibile e barbaro giogo slavo, impostole col Trattato di Versaglia. Questo popolo è fermamente convinto che, soltanto con la definitiva vittoria delle gloriose Potenze dell’Asse, la sua libertà sarà completamente sicura, sotto la bandiera dello Skanderberg e nei suoi confini naturali, segnati dal sangue sparso per tanti secoli. Questo popolo è deciso a combattere fedelmente in stretta unione con l’Esercito Imperiale fino all’ultima goccia di sangue, quanto per la realizzazioni del Nuovo Ordine nel mondo.

Il Podestà: Jak Ndoi.

Da Prizrend

(…)

Da Kerçova

(…)

Dalla Malsija di Scutari

In nome dei territori liberati della Grande Malsija, Hot, Gruda, Kelmend, Fundë, Koçë, Plava e Guci, insieme a tutto il Cossovo, dichiarano che non abbandoneranno i confini, prima di essere tutti morti e distrutti, perchè questi confini sono nostri, e noi siamo dello stesso sangue degli altri fratelli albanesi.

Prenk Kali.

Da Prishtina

I notabili della città, il clero albanese, i rappresentanti del popolo e la gioventù, camerati Shyqyri Ramadani, Haxhi Iljazi, Haxhi Abdyli, Ymer Haxhi, Mehmet Hystref Begu (ecc…), spontaneamente riuniti nel Municipio, mi hanno incaricato di esprimerVi la loro solidarietà alle proteste elevate dall’Eccellenza Vostra e dai membri del Consiglio Superiore Fascista Corporativo, contro le dichiarazioni fatte sull’Albania da Eden, Corden Hull e Molotov, rappresentanti delle false democrazie, le quali si son sempre prese gioco del destino del nostro popolo ed hanno agito contro gli interesi della Nazione albanese. Tutto il mondo deve sapere che i confini dell’Albania comprendono i territori dove vive una maggioranza d’albanesi, e non vi sarà forza al mondo che possa decidere diversamente, poichè il Cossovo ha deciso di votarsi alla morte piuttosto che dividersi dalla Patria, avendo sofferto abbastanza, in grazia alle promesse democratiche, una trentennale schiavitù. Eccellenza, l’atmosfera in cui scriviamo questo telegramma è commovente, poichè dinanzi al Municipio si è raccolto il popolo e la gioventù, i quali, solidali con i loro rappresentanti che sono all’interno, elevano la voce contro il veleno che le pseudo democrazie spargono per ammorbare la vita del popolo d’Albania, tentando di prendersi gioco del destino di questa Nazione, che è unita per la vita e per la morte con le Potenze dell’Asse nel quadro dell’Impero di Roma fascista, dove ha trovato protezione ed aiuto fraterno e donde è venuta la libertà dai nemici interni ed esterni del popolo e della Nazione albanese. Eccellenza, Vi preghiamo di renderVi interprete di questi sentimenti della città di Prishtina presso l’Eccellenza il Luogotenente del Re, a cui abbiamo anche particolarmente dato comunicazione, e di portare a conoscenza del mondo che l’Albania è degli albanesi, e che gli albanesi hanno scelto la loro strada a fianco dell’Asse. Eccellenza, il popolo e la gioventù, cantando inni nazionali, continuano a manifestare per le vie della città, acclamando al Re, al Duce, al Governo albanese, alla Grande Albania e ai combattenti dell’Asse, e maledicendo chiunque voglia seminare dissidi nella vita del popolo albanese.

Il Podestà: Hysen Prishtina.

Albania-Shqipni, Febbraio 1943-XXI

*

« Le peuple albanais réaffirme sa confiance dans la destinée de la Patrie en adressant une pensée reconnaissante au Souverain et au Duce. »

« Après la réunion du Conseil supérieur fasciste corporatiste du 23 décembre 1942, sont parvenus au président du Conseil des ministres les télégrammes suivants : »

Suivent différents télégrammes envoyés d’Albanie.

Les signataires de Giljan et Puka expriment leur opposition à la déclaration Eden-Hull-Molotov de décembre 1942 relative à l’Albanie, qui, selon les signataires, « viole l’intégrité ethnique de l’Albanie », pour laquelle les signataires se déclarent prêts à combattre aux côtés des forces de l’Axe. (Cette déclaration, exprimant le vœu d’une Albanie indépendante tout en renvoyant la question de ses frontières au règlement du conflit, est discutée plus en détail dans le document suivant.)

Les signataires d’Alessio et de Corcia, dans une veine similaire, affirment que les frontières de la Grande Albanie sont seules garantes de l’intégrité ethnique de la nation albanaise et qu’ils combattront pour sa défense aux côtés des forces de l’Axe.

Le podesta de Struga en appelle lui aussi à la victoire des puissances de l’Axe pour garantir la liberté de l’Albanie « sous le drapeau de Skanderberg ».

Le signataire de Scutari, « au nom des territoires libérés de la Grande Malsija, de Hot, de Gruda, de Kelmend, de Fundë, de Koçë, de Plava et Guci, ainsi que de l’ensemble du Kosovo », déclare que les Albanais n’abandonneront jamais ces frontières car le sang des Albanais est un.

Le podesta de Pristina, plus grande ville du Kosovo, accuse les « fausses démocraties » d’avoir toujours intrigué contre les intérêts de la nation albanaise et affirment que le Kosovo a juré, après trente années d’esclavage, de ne plus jamais être séparé de la Grande Albanie.

*

La risposta dell’Albania ai nemici della sua integrità etnica e territoriale (Albania-Shqipni, Anno III, N.12, Dicembre 1942-XXI)

Il Discorso del Presidente del Consiglio Superiore Corporativo Fascista di Tirana

Sig. Mustafa Kruja

Camerati,

Non è senza una certa soddisfazione che io comunico che in questi ultimi giorni la nostra Albania è stata oggetto di manifestazioni ufficiali nelle tre grandi capitali delle Potenze con le quali noi ci troviamo in stato di guerra : i Ministri responsabili della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche hanno fatto l’uno dopo l’altro, direi quasi in coro, importanti dichiarazioni ufficiali sulle sorti del nostro Paese a guerra conclusa. A loro hanno fatto eco la stampa e le agenzie ufficiose ed il Presidente del Governo greco con sede a Londra.

Finora i paesi nemici, almeno negli ambienti ufficiali, si erano chiusi in un ermetico silenzio nei riguardi dell’Albania, quasi se la nostra Patria, in questa gigantesca mischia fra le Nazioni, fosse una quantità trascurabile. Ora, invece, i loro uomini di Stato se ne sono ricordati d’un tratto e tutti insieme. Quale la causa di questo risveglio diplomatico improvviso per questo lembo finora ignorato dell’Europa sud-orientale ? Indubbiamente una tattica di guerra. Tutto oggi è in funzione della guerra. L’obbiettivo, dunque, delle dichiarazioni fatte a Londra, Washington e Mosca al nostro riguardo è il disarmo spirituale di questo magnifico nostro popolo che ha tenuto, anche nei momenti più critici della guerra combattuta sul nostro suolo, un contegno esemplare di disciplina e di patriottismo.

I signori Eden, Cordell Hull e Molotoff si disinganneranno. Capiranno quanto siano lontani dal conoscere l’anima albanese. S’accorgeranno di avere ottenuto precisamente l’effetto opposto al loro scopo.

Le menzogne nemiche.

Vi leggerò ora i testi delle loro dichiarazioni.

L’Agenzia «Reuter» trasmetteva il 18 novembre u. s. il seguente comunicato in lingua francese :

«Ai Comuni Antony Eden ha dato assicurazione che l’avvenire dell’Albania non sarà, al regolamento finale della pace, influenzato da qualsiasi cambiamento verificatosi in seguito all’aggressione italiana.»

Con questa dichiarazione sibillina di autentica marca inglese del Sig. Eden, il Governo della Gran Bretagna fa sapere dunque chiaramente al popolo albanese che nessun genere che riguarda l’Albania, e che sia avvenuto dopo il ‘39, sarà preso in considerazione al regolamento finale della pace.

Lo stesso Ministro Eden dichiarò ai Comuni il 17 corrente quanto segue :

«Il Governo britannico desidera vedere l’Albania liberata dal giogo italiano e restituita alla sua indipendenza. Alla fine della guerra deciderà il popolo albanese alla forma di regime e di governo da dare al Paese».

«Ciò non porta pregiudizio alla situazione dell’Albania in relazione agli accordi futuri che potranno intervenire fra i diversi Stati balcanici. La questione delle frontiere albanesi sarà regolata alla fine della guerra».

La «Reuter» ci trasmetteva il giorno dopo il seguente commento ufficioso del «Times»:

«Sulla questione delle future frontiere dell’Albania liberata, Eden ha dimostrato una riserva prudente. Il problema sarà risolto mediante un accordo fra l’Albania e i suoi vicini. Solamente nel caso in cui questo modo dovesse fallire, il compito dovrebbe essere rimesso alle potenze rappresentate alla conferenza di una eventuale pace».

Un altro comunicato «Reuter» dello stesso giorno suona nei seguenti termini:

«Il Governo greco a Londra ha approvato il desiderio della Gran Bretagna di vedere l’Albania indipendente. In una comunicazione ufficiale il Governo greco ha espresso la sua soddisfazione per la dichiarazione di Eden che lascia aperte le decisioni territoriali che interessano la Grecia e accoglie favorevolmente l’allusione britannica all’interesse speciale delle potenze balcaniche nei riguardi dell’Albania».

Questo comunicato ufficiale greco viene completato dal seguente comunicato ufficioso inglese che trasmetteva Radio Londra il 20 corrente:

«A quegli albanesi pessimisti per natura, i quali nella frase «i confini albanesi saranno stabiliti dalla conferenza della pace», non vedono chiaro, ricordiamo l’art. 4 della Carta dell’Atlantico dove è detto testualmente : «Nessun pezzo di territorio sarà dato ad un altro Stato senza il consenso della popolazione manifestato attraverso un plebiscito». Dunque la paura di una nuova occupazione dell’Albania dopo la guerra, non ha alcun senso».

Radio Londra smascherata.

Camerati,

Tralasciamo l’eco americano e russo alle dichiarazioni ufficiali britanniche, che è su per giù in termini identici o similari.

Che cosa risulta in sostanza per l’Albania da questo coro di dichiarazioni ufficiali e di commenti ufficiosi? Ecco :

  1. Che la nostra unità nazionale, conquistata col sangue dei nostri figli e dei valorosi soldati dell’Asse sarebbe una chimera, poichè la Gran Bretagna e i suoi alleati non la riconoscerebbero.
  2. Che le mire territoriali dei nostri vicini anche sulle vecchie provincie albanesi rimangono intatte, e favorite dai loro grandi alleati inglesi, americani e russi.
  3. Che, soddisfatte tutte le cupidigie altrui sul sacrosanto suolo della nostra Patria, quel misero pezzo di terra che dovrebbe esserci generosamente regalato, probabilmente fra due fiumi che si chiamano Voiussa o addirittura Shkumbini da una parte e Drini o piuttosto Mati dall’altra, costituirebbero lo Stato libero e indipendente dell’Albania.
  4. Che, infine, in questo chimerico Stato, il popolo albanese, o più esattamente, circa mezzo milione di albanesi che formerebbero la popolazione di questo Stato, sarebbero liberi di scegliere il regime e il governo che volessero, purchè, anche in questo caso, rimanessero impregiudicate le eventuali disposizioni intervenute fra le diverse potenze balcaniche.

La risposta dell’Albania.

Ebbene, a queste criminose intenzioni nemiche, io, a nome di tutto il popolo albanese, rispondo sdegnosamente: NO !

Rispondo, con le fiere parole del Duce, che le frontiere della Patria non si discutono, si difendono. Noi difenderemo col nostro sangue, fino all’ultimo uomo che porti un fucile, tutte le nostre frontiere, quelle del Nord come quelle del Sud. Gli eroici soldati dell’Asse, che ci hanno aiutato a conquistare la nostra unità nazionale, il glorioso esercito imperiale, che fa buona guardia a questa sacra conquista, valgono più di tutte le chiacchiere di Londra, di Washington e di Mosca.

Quanto alle insinuazioni dei falsi paladini della libertà dei popoli, noi rispondiamo:

  1. Che una Nazione è libera in quanto è vitale e che prima della sua libertà pensa alla sua esistenza e alla sua vitalità. Chi ci nega la vita non può parlarci di libertà.
  2. Che la Nazione albanese si sente molto più indipendente nella Comunità Imperiale di Roma, dove è entrata spontaneamente a far parte come Stato libero e sovrano, che non in balìa dei suoi vicini rapaci, o in una eventuale unione di Stati balcanici con Belgrado per epicentro politico.
  3. Che il Governo britannico, prima di parlare della nostra libertà, conceda questo beneficio ai suoi popoli asserviti : Irlanda, Egitto, Africa del sud, India.

(…)

L’Assemblea ha quindi approvato, per acclamazione, il seguente ordine del giorno:

Il Consiglio Superiore Fascista Corporativo,

Sentite le communicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri intorno alle dichiarazioni del Segretario di Stato per gli Affari Esteri di Gran Bretagna Eden e dei suoi colleghi statunitense e russo, nonchè a quella del sedicente Governo Greco a Londra;

Constatate in quelle dichiarazioni ancora una volta le subdole intenzioni dei nemici eterni della Nazione Albanese contro la nostra integrità etnica e territoriale;

Assicurato dal Governo Reale che tutte le frontiere della Grande Albania saranno difese con tutti i mezzi e fino all’ultima goccia di sangue;

Porta il suo pensiero rispettoso e devoto ai combattenti albanesi, italiani e tedeschi caduti sul campo d’onore per la realizzazione della nostra unità nazionale e d’un nuovo ordine mondiale come l’ha auspicato, voluto o preannunziato il Duce del Fascismo Benito Mussolini;

Saluta con incrollabile fede tutte le Forze Armate dell’Asse che combattono su tutti i fronti per raggiungere l’immancabile vittoria;

Assicura le Forze Armate d’Albania che l’intero Popolo albanese è con loro per la difesa della sua integrità etnica, voluta da S.M. il Re Vittorio Emanuele III e da Lui annunciata nel messaggio al Popolo albanese in occasione del trentennale della nostra indipendenza;

Esprime la ferma volontà della Nazione di rimanere Stato libero e sovrano nella Comunità Imperiale di Roma, della quale spontaneamente è entrata a far parte e in cui sente assicurate la sua indipendenza e la sua integrità etnica;

Ritiene che la migliore risposta alle minacce ed alle insinuazioni nemiche sia la più estesa partecipazione del Popolo albanese alla difesa del suo territorio già in atto con l’aumento dei Reggimenti Cacciatori d’Albania che è in corso di esecuzione.

*

Mustafa Kruja, ou Mustafa Merlika Kruja, fut Premier ministre d’Albanie de 1941 à 1943 (« président du Conseil corporatiste fasciste »). Il avait été l’un des signataires de la déclaration d’indépendance albanaise vis-à-vis de l’Empire ottoman en novembre 1912, puis ministre et député.

« La riposte de l’Albanie aux ennemis de son intégrité ethnique et territoriale »

Dans ce discours, Kruja évoque la déclaration conjointe Eden-Hull-Molotov concernant l’Albanie, déclaration qui exprime le souhait de l’indépendance du pays par rapport à l’Italie tout en renvoyant la question des frontières au règlement du conflit.

Comment l’Albanie, qui venait de recouvrer, avec l’appui de l’Italie, les territoires qui lui avaient été arrachés par la Serbie soutenue par les puissances anglo-saxonnes, pouvait-elle bien accueillir une telle déclaration, laissant pendante la question des frontières à un règlement des conflits où les Serbes et autres Panslaves auraient eu l’oreille de l’Angleterre et de la Russie ?

C’est pourquoi Kruja résume la déclaration en quatre points :

1) L’unité nationale albanaise est une chimère aux yeux de la Grande-Bretagne et de ses alliés.

2) Les visées territoriales des voisins slaves de l’Albanie restent intactes et sont favorisées par les Alliés.

3) Une fois ces visées satisfaites, l’État albanais ne sera plus que le territoire compris entre les fleuves Voiussa et Drin.

4) Cet État comptera quelque 500.000 habitants qui seront libres de choisir la forme de leur gouvernement à moins que les puissances balkaniques ne fassent agréer des dispositions particulières aux Alliés.

À quoi Kruja est bien sûr opposé, ajoutant trois remarques concernant le vœu des Alliés d’une Albanie libre et indépendante.

1) Une nation n’est pas libre si on la prive de sa vitalité. (Ce qui signifie, je pense, que la vitalité et donc la liberté de l’Albanie dépendent du maintien des frontières de la Grande Albanie.)

2) La nation albanaise se sent bien plus indépendante au sein de la Communauté impériale fasciste, « où elle est entrée de plein gré comme État libre et souverain, que si elle était à la merci de la rapacité de ses voisins ou entrait dans une éventuelle union d’États balkaniques avec Belgrade comme épicentre politique ». (Autrement dit, l’Albanie, qui a déjà connu le joug serbe, ne souhaite pas le subir de nouveau.)

3) « Le gouvernement britannique, avant de parler de notre liberté, devrait d’abord la concéder aux peuples qu’il tient en servitude, en Irlande, en Égypte, en Afrique du Sud, en Inde. » Ce qui était bien envoyé.

Kruja fait par conséquent adopter une résolution selon laquelle la nation albanaise souhaite rester un État libre et souverain au sein de la Communauté impériale de Rome. On l’a vu, il s’agit au fond de dire « Rome plutôt que Belgrade ».

Les objections de Kruja à la déclaration des Alliés ne manquent pas de pertinence, comme la suite des événements l’a montré. L’Albanie est entrée dans l’orbite soviétique et l’on peut par conséquent douter qu’elle ait choisi sa forme de gouvernement, dans la mesure où le régime communiste s’est imposé par les armes au cours de la guerre et non par un « plébiscite » selon l’article 4 de la Charte de l’Atlantique tel qu’annoncé dans la déclaration. Par ailleurs, le pays a perdu ses frontières de Grande Albanie, notamment le Kosovo, de nouveau au profit de la Yougoslavie, ce qui, à la suite de l’effondrement du bloc soviétique, a donné lieu à la guerre du Kosovo et au règlement de ce conflit, après l’intervention de l’OTAN, par l’indépendance du Kosovo. Une sorte de compromis entre Albanais et Serbes puisque le Kosovo n’est ainsi ni dans l’Albanie ni dans la Serbie.

Logat Ghaib Melayu 3

Suite du glossaire occulte malais I et II.

Chaque entrée comporte en premier lieu une définition en indonésien ou malaisien, tirée du Kamus Besar Bahasa Indonesia (KBBI) ou du Kamus Bahasa Melayu (KBM), ou bien des deux, et/ou d’autres sources internet (en particulier Wkpd). Lorsque j’ai pu trouver l’équivalent en écriture jawi (issue de l’écriture arabe) dans le Daftar Rumi-Jawi, je l’ai ajouté entre parenthèses à côté de chaque entrée. Les définitions sont suivies de leurs traductions en français, auxquelles j’ajoute, entre crochets [] ou dans un paragraphe supplémentaire, des annotations et commentaires.

Les abréviations utilisées sont les suivantes : Ar arabe, Jk Jakarta, Jw Java, Mk Minangkabau.

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Ahol. Ahol merupakan makhluk yang hidup di sekitar hutan Tropis Jawa. Perawakannya lebih mirip kelelawar raksasa, tapi Ahol kepalanya menyerupai monyet dengan cakar yang besar dan bulunya yang berwarna abu-abu.

Ahol. Une créature vivant dans la forêt tropicale javanaise. Son apparence est semblable à celle d’une chauve-souris géante, mais avec une tête de singe, de longues griffes et le poil de couleur grisâtre.

Ajal (اجل). Ar Batas hidup yang telah ditentukan Tuhan, saat mati, janji akan mati.

Ajal. La fin de l’existence, le moment de la mort, prédéterminé par Dieu.

Ampuh (امڤوه). Jw a. Mempunyai kekuatan gaib yang luar biasa: bertuah; sakti; misalnya: keris pusaka yang ampuh. Pusaka (ڤوساک). Adalah suatu istilah yang digunakan untuk menyebutkan suatu benda yang dianggap sakti atau keramat. Biasanya benda-benda yang dianggap keramat di sini umumnya adalah benda warisan yang secara turun-temurun diwariskan oleh nenek moyangnya, seperti misalnya dalam lingkungan keraton.

Ampuh. Doté de pouvoirs surnaturels, magique, par exemple un kriss de famille. Pusaka. Terme désignant un objet considéré comme sacré ou magique. En général, les objets ainsi considérés sont ceux qui se transmettent de génération en génération, par exemple dans les familles princières [sachant que les ancêtres de ces familles sont auréolés d’une nature divine ou surnaturelle].

Angker (اڠکر). Jw a. Tampak seram dan tidak semua orang dapat menjamahnya karena dianggap berhantu. / Kelihatan menyeramkan kerana dipercayai berhantu (bkn pokok besar, rumah besar, dll)

Angker. Qui inspire de l’effroi et ne peut être touché par quiconque, car hanté ou possédé par un démon. / Qui inspire la peur du fait d’être hanté (par exemple, un arbre, une maison, etc.)

Antakesuma (انتاکسوما). 1 Baju dari cita berbunga-bunga (baju yang dianggap sakti) 2 Baju yang dipakai Gatotkaca (dalam pewayangan) yang menyebabkannya dapat terbang.

Antakesuma. Vêtement de perse indienne (en indonésien cita, qui se lit tchita, et en français également appelé chintz) orné de motifs floraux (vêtement considéré comme magique). 2 Vêtement porté par le personnage de wayang Gatotkacha et qui lui permet de voler.

[Le -kesuma en question est l’indonésien kesuma ou kusuma, du sanskrit कुसुम (kusuma), fleur, et l’anta- provient sans nul doute du sanskrit अत्क (atka), habit, vêtement, la combinaison signifiant donc un « habit de fleurs ».]

Babi ngepet. Jw Babi Ngepet adalah makhluk yang disebut sebagai siluman babi. Beberapa mitos menceritakan tentang Babi Ngepet yang sebenarnya merupakan orang yang ingin kaya dengan cara mengambil pesugihan babi. Saat melakukan ritual ini, orang itu harus mengenakan sebuah jubah hitam untuk menutupi tubuhnya. Dan secara gaib, orang itu akan berubah menjadi siluman babi. Ketika sudah berubah menjadi babi, seseorang harus menjaga lilin yang sebelumnya sudah dinyalakan untuk melengkapi ritual ini. Lilin yang menyala itu harus dijaga apinya untuk tidak goyang. Apabila lilin yang menyala itu bergoyang sendiri, itu berarti Babi Ngepet itu dalam bahaya dan orang yang menjaga lilin tersebut harus meniup lilin itu mati agar siluman babi itu menjadi manusia biasa kembali.

Babi ngepet. Le babi ngepet, cochon ngepet, est une créature également connue sous le nom de cochon invisible ou cochon-esprit. Il est dans diverses légendes question de cet esprit qui est en fait un homme cherchant à s’enrichir en pratiquant la cérémonie connue sous le nom de pesugihan babi, le « cochon de fortune » (du javanais sugih, richesse). Pour cette cérémonie, la personne doit se couvrir le corps d’une robe noire. Au cours du rituel, elle devient par magie un cochon invisible ou cochon-esprit. La bougie allumée pour l’accomplissement du rituel doit alors être surveillée par un acolyte pendant que la personne est à l’état de cochon-esprit. Il faut éviter que la flamme de la bougie vacille. En effet, si la flamme vacille, le cochon-esprit est en danger, et l’acolyte doit alors éteindre la bougie de façon que l’exécutant reprenne forme humaine.

[Le dictionnaire indonésien-anglais d’Echols donne la définition suivante : « a supernatural being that turns into a pig and steals for his master », un être surnaturel qui peut se transformer en cochon pour voler (de l’argent, des biens) au service de son maître.]

Balum beude. Balum Beude adalah sejenis makhluk halus yang dipercayai oleh masyarakat pesisir provinsi Aceh menghuni perairan sungai, muara sungai dan perairan pantai. Makhluk ini berupa setan yang tidak bisa dilihat oleh mata. Sewaktu-waktu makhluk ini menampakkan wujudnya pada manusia dalam bentuk serupa hamparan tikar berwarna merah yang melayang di permukaan air. Hingga tahun 80-an jika ada korban tenggelam di sungai atau perairan lainnya hingga meninggal seringkali dikaitkan dengan keberadaan makhluk ini.

Balum beude. Le balum beude est une créature surnaturelle que les populations côtières d’Aceh, en Indonésie, croient habiter les eaux des rivières, des estuaires et des plages. Ce démon ne peut être vu à l’œil nu, sauf en de rares occasions où il apparaît alors sous la forme d’une natte de sol de couleur rouge flottant à la surface de l’eau. Dans les années quatre-vingt encore, les morts de noyade, dans les rivières ou ailleurs, étaient souvent considérés comme des victimes de cette créature.

[C’est le nom en langue acehnaise du Balung ou balung bidai que nous avons déjà rencontré. Les deux définitions se complètent : les victimes sont noyées par le balung qui, sous sa forme de tapis, s’enroule autour d’elles quand elles s’approchent et les entraîne au fond de l’eau.]

Banaspati. Jw Banaspati adalah sebutan bagi hantu yang memiliki wujud seperti api dan berelemen utama api. Bisa berwujud menyerupai bola api, atau api yang berbentuk angin yang berpusar. Hantu ini biasanya terbang rendah dari satu tempat ke yang tempat lain. Dikabarkan, hantu ini senang merbakar manusia jika dilihat oleh Banaspati. Banaspati geni. Banaspati geni adalah banaspati yang bersenyawa dengan udara. Maka, udara adalah sumber kekuatan utamanya. Apabila seseorang bertemu dengan banaspati geni dan dia takut, maka semakin dia takut semaki besar pula kekuatan banaspati geni dengan mengambil energi udara di antara orang yang takut untuk membuatnya menjadi api yang berkobar-kobar. Banaspati tanah liat. Banaspati ini gemar bersembunyi di hutan. Dikabarkan senang memangsa korbannya dengan cara menghisap darahnya sampai habis. Cara paling aman untuk tidak dimangsa oleh banaspati tanah adalah dengan berdiri di atas tanah tanpa menggunakan alas kaki.

Banaspati. Le banaspati est, à Java, un fantôme de feu ou principalement constitué de feu. Il peut prendre la forme d’une boule de feu ou de flammes tourbillonnantes et a l’habitude de voler à basse altitude d’un lieu à un autre. Il se plaît à immoler les personnes qui se trouvent sur son chemin. Banaspati geni. Le banaspati geni est un banaspati dans la composition duquel entre une bonne part d’air, source de sa force. Quand quelqu’un, confronté à lui, ressent de la peur, plus cette peur est grande et plus le banaspati acquiert de l’énergie en absorbant de l’air autour de la personne effrayée, devenant une flamme de plus en plus grande et vive. Banaspati tanah liat. Cette sorte de banaspati vit caché dans la forêt et vampirise les personnes qu’il rencontre en les vidant de leur sang. La façon la plus sûre d’éviter d’en être victime est de ne pas fouler le sol des pieds. [Il est donc recommandé de traverser la forêt à la manière des singes arboricoles ! Il semble en outre qu’il ne soit plus ici question de feu, et le nom de cette créature, que l’on pourrait traduire par banaspati de boue, semble d’ailleurs faire allusion à un phénomène de sable mouvant…]

Bedaya (بدايا), Bedoyo. 1 Adalah bentuk tarian klasik Jawa yang dikembangkan di kalangan keraton-keraton pewaris tahta Mataram. Bedaya ditarikan secara gemulai dan meditatif, dengan iringan gamelan minimal di sebagian besar repertoarnya. Penarinya kebanyakan wanita. 2 Penari wanita istana; serimpi.

Bedaya. 1 Une danse javanaise classique qui s’est développée dans la lignée princière du royaume de Mataram. C’est une dance lente et méditative avec un accompagnement orchestral minimal dans la plus grande partie du répertoire. La plupart des exécutants de cette danse sont des femmes. 2 Danseuse du palais (kraton).

« Mi spiega che queste nove ballerine, le quali stanno eseguendo la danza bedojo, sono esclusivamente al servizio del Sovrano e non escono mai dal Kraton. Sono tutte di sangue reale. » (Arnaldo Fraccaroli, Sumatra e Giava, 1942) (On m’explique que ces neuf danseuses, qui exécutent la danse bedoyo, sont exclusivement au service du souverain et ne sortent jamais du palais. Elles sont toutes de sang royal.)

Beuno. Beuno adalah sejenis makhluk gaib jahat yang diyakini oleh masyarakat tradisional di provinsi Aceh. Beuno adalah setan yang mengganggu orang tidur dengan cara menindih korbannya. Gejala korban dari perbuatan beuno ditandai dengan sikorban tidur pulas dan diiringi dengan suara dengkuran yang keras, diyakini bahwa suara dengkuran itu tanda bahwa si korban sedang dicekik oleh beuno.

Beuno. Créature surnaturelle malfaisante, dans les croyances d’Aceh. Le beuno est un démon qui tourmente les hommes dans leur sommeil en montant sur ses victimes. Celles-ci dorment profondément et leur sommeil s’accompagne de forts ronflements ; on croit d’ailleurs que le ronflement est provoqué par la présence du beuno.

[Une personnalisation du cauchemar similaire à celle connue en Occident avec l’incube, ce dernier terme désignant, en anglais (incubus) comme en italien (incubo), à la fois un démon et un cauchemar. Le mot français cauchemar lui-même ainsi que les mot anglais nightmare et allemand Nachtmahr renvoient à une présence démoniaque, le maer indogermanique. (Peut-être la même chose que le sanskrit मार mâra, la mort et le nom du démon Mara.)]

Bujang juandang (بوجڠ جواندڠ). Orang halus yang konon dapat mendatangkan malang atau mujur kepada orang berjudi (terutama orang menyabung ayam).

Bujang juandang. Un esprit capable d’apporter chance ou malchance au jeu et dans les paris (en particulier dans les combats de coqs).

[Le combat de coqs et les paris associés sont une pratique barbare qui reste vivace en Indonésie de nos jours et a peut-être même connu un regain avec internet, vu les nombreux sites de paris en ligne.]

Burong tujoh. Burong Tujoh dalam kepercayaan masyarakat Aceh merupakan sejenis setan, makhluk gaib yang tidak terlihat dan senang menggangu anak-anak kecil maupun perempuan yang sedang hamil. Orang yang dirasuki burong tujoh akan terlihat mengerikan, yaitu mata si korban terlihat melotot, terbelalak dan terus-menerus melihat ke atas. Korban kerasukan burong tujoh akan terlihat kesakitan dan menderita hingga pada taraf kehilangan kesadarannya. Bagi korban kerasukan biasanya akan diobati oleh seorang pawang di mana si korban akan dimantrai dengan bacaan-bacaan mantra, biasanya setelah diobati korban akan kembali kesadarannya dan kondisinya berangsur-angsur membaik.

Burong tujoh. Un démon invisible des croyances traditionnelles d’Aceh qui est dit tourmenter tout particulièrement les enfants en bas âge ainsi que les femmes enceintes. L’individu possédé par ce diable prend un aspect horrible, les yeux exorbités et la pupille presque invisible du fait de la constante orientation du globe oculaire vers le haut ; la souffrance est souvent telle qu’elle conduit à l’évanouissement. La victime peut être guérie par un pawang à l’aide de formules magiques, grâce à quoi elle reprendra conscience et recouvrera la santé progressivement.

Candrabirawa, Ajicandrabirawa. Dalam dunia pewayangan adalah sejenis ilmu yang hanya dimiliki oleh Begawan Bagaspati dan Prabu Salyapati. Dengan ilmu penguasaan Candrabirawa, Bagaspati maupun Salya dapat mendatangkan sebangsa jin raksasa untuk mengawal dan membantunya dalam suatu pertempuran. Bila jin raksasa kerdil itu dipukul atau diserang, ia akan membelah diri menjadi dua.

Candrabirawa. Dans le théâtre d’ombres wayang, science occulte possédée par les seuls Begawan Bagaspati et Prabu Salyapati [deux personnages tirés du Mahabharata], par laquelle ces personnages sont capables de conjurer un djinn rakshasa pour les assister au combat. Quand ce démon reçoit un coup, il devient deux djinns. [Sanskrit]

Cenderasa (چندراس). Sejenis penang yang sakti.

Cenderasa. Un genre d’épée magique. [Sanskrit]

Dabung (دابوڠ). Berdabung: berpepat gigi (sebelum diasah).

Dabung, Berdabung. Dents limées (avant d’être aiguisées).

[Echols : « for aesthetic or religious reasons », pour des raisons esthétiques ou religieuses.]

Dabus (دابوس), Debus (دبوس). (Pada masyarakat Banten) Permainan (pertunjukan) kekebalan terhadap senjata tajam atau api dengan menyiksa diri (dengan menusuk, menyayat, atau membakar bagian tubuh), memanjat bambu dan berdiri di ujungnya… / Kesenian debus yang sering dipertontonkan di antaranya: menusuk perut dengan tombak atau senjata tajam lainnya tanpa terluka; mengiris bagian anggota tubuh dengan pisau atau golok; memakan api ; menusukkan jarum kawat ke lidah, kulit pipi atau anggota tubuh lainnya hingga tebus tanpa mengeluarkan darah ; menyiram tubuh dengan air keras hingga pakaian yang dikenakan hancur lumat namun kulit tetap utuh ; menggoreng telur di atas kepala ; membakar tubuh dengan api ; menaiki atau menduduki susunan golok tajam ; bergulingan di atas serpihan kaca atau beling.

Dabus, Debus. (À Banten, extrémité occidentale de Java) une forme de transe qui rend possible de résister aux mortifications corporelles par les armes tranchantes et le feu, de se tenir sur la pointe de bambous, etc. / Les formes de dabus parmi les plus exécutées sont : se percer le ventre avec une lance ou une autre arme contendante sans blessure ; se lacérer des parties du corps avec un couteau ou une machette ; manger du feu ; se percer la langue, les joues, les membres avec une aiguille en fer sans écoulement de sang ; s’asperger le corps d’acide sulfurique jusqu’à ce que les vêtements soient détruits, tandis que la peau reste intacte ; se faire frire un œuf sur la tête ; exposer son corps au feu ; s’asseoir sur un arrangement de couteaux dressés [une sorte de planche de fakir] ; rouler sur du verre pilé ou des tessons de verre.

Datu (داتو), Dato (داتوء). 1 Raja; ratu 2 orang yang pandai tentang ramuan-ramuan obat; dukun, bomoh 3 orang yang keramat; orang yang telah meninggal.

Datu, Dato. 1 Roi ; reine 2 Personne versée dans la préparation de remèdes ; bomoh 3 Saint homme ; personne décédée [Labrousse : « mort respecté et vénéré »].

Ebu Gogo. Ebu Gogo merupakan makhluk mitologi asal Flores, Nusa Tenggara Timur. Makhluk ini bentuknya seperti manusia kerdil yang tingginya sekitar 1 meter. Ebu Gogo mirip banget seperti manusia, dan larinya amat cepat. Ebu Gogo dipercaya sudah punah karena dianggap hama oleh masyarakat setempat. / « Orang kecil » tersebut dikatakan memiliki tinggi satu meter, ditutupi rambut, periuk-berperut, dan dengan telinga yang menjulur. Mereka berjalan agak kikuk dan sering « berbisik » yang dikatakan sebagai bahasa mereka. Penduduk pulau juga berkata bahwa Ebu Gogo dapat mengulangi apa yang mereka katakan.

Ebu Gogo. Une créature pygmée d’environ un mètre de hauteur, d’apparence humaine et rapide à la course qui aurait peuplé l’île de Florès et dont la population serait aujourd’hui éteinte après avoir été décimée par la population locale. / Ces pygmées sont [car il semblerait, selon d’autres sources, qu’il en reste] chevelus, ventripotents et possédent des oreilles décollées. Ils ont une démarche particulière et leur langage est dit être un « murmure ». Les habitants de l’île affirment que les Ebu Gogo peuvent répéter ce qu’on leur dit.

Geunteut. Geunteut adalah sebuah sebutan dari masyarakat di Provinsi Aceh guna menamai suatu makhluk gaib yang pada masa lalu secara umum diyakini ada di tengah kehidupan masyarakat tradisional Aceh. Geunteut adalah semacam makhluk gaib berupa hantu dengan wujud hitam dan berukuran sangat tinggi. Geunteut biasa ditemui ditengah jalan, menghadang perjalanan orang diwaktu malam hari. Geunteut bergerak dengan melangkahkan kakinya yang panjang dan menghilang dibalik rumpun bambu maupun semak belukar.

Geunteut. Créature surnaturelle des croyances traditionnelles d’Aceh, le geunteut est un être de couleur noire de très grande taille qui se rencontre le plus souvent sur les chemins, bloquant la route des gens qui voyagent la nuit. Il se déplace en levant ses longs pieds, sa haute silhouette disparaissant derrière les forêts de bambous ou autres formes de végétation dense.

Hawiah (هاوية), Hawiyah. Ar Neraka tingkat ketujuh. Merupakan salah satu nama Neraka, sebagaimana yang disebutkan di dalam Al-Quran.

Hawiah. Le septième Enfer, un de noms des Enfers dans le Coran.

Hobat (هوبت). Jampi, guna-guna, mantera, sihir; orang hobat, orang yang pandai mempergunakan jampi (guna-guna, mantera, sihir, dll)

Hobat. Formule magique, sortilège. Orang hobat, magicien, sorcier.

Jatilan. Kesenian khas Jawa Tengah berupa tarian yang penarinya menaiki kuda lumping, diiringi gamelan (bende, kendang, dan sebagainya); kuda lumping.

Jatilan, ou Kuda lumping. Danse de Java central au cours de laquelle le danseur en transe s’assimile à un cheval au son du gamelan (orchestre traditionnel).

Kanuragan. Jw Kanuragan adalah ilmu yang berfungsi untuk bela diri secara supranatural. Ilmu ini mencakup kemampuan bertahan (kebal) terhadap serangan dan kemampuan untuk menyerang dengan kekuatan yang luar biasa.

Kanuragan. Une forme d’art martial javanais conférant des pouvoirs surnaturels.

Kejawen. Kejawen adalah sebuah kepercayaan yang terutama dianut di pulau Jawa oleh suku Jawa dan suku bangsa lainnya yang menetap di Jawa. Sejak dulu, orang Jawa mengakui keesaan Tuhan sehingga menjadi inti ajaran Kejawen, yaitu mengarahkan insan: Sangkan Paraning Dumadhi (lit. “Dari mana datang dan kembalinya hamba tuhan”) dan Manunggaling Kawula lan Gusthi (lit. “Bersatunya Hamba dan Tuhan”).

Kejawen. La philosophie propre aux Javanais et autres populations de Java. Depuis la plus haute antiquité, l’unicité de Dieu est au cœur de la philosophie javanaise, à savoir que le but de l’homme est Sangkan Paraning Dumadhi (« le serviteur de Dieu vient de Dieu et retourne à Dieu ») et Manunggaling Kawula lan Gusthi (« l’union du serviteur et du maître »).

Kesambet. Jw Sakit dan mendadak pingsan karena gangguan roh jahat (orang halus, hantu).

Kesambet. Malaise et évanouissement provoqué par un esprit malfaisant.

Khawasulkhawas. Ar Martabat tertinggi di sisi Allah yang dimiliki oleh para sufi tertentu.

Khawasulkhawas. La plus haute dignité aux côtés d’Allah, possédée par certains soufis.

Klenik. Jw Klenik adalah sesuatu yang tersembunyi atau hal yang dirahasiakan untuk umum. Kamus besar bahasa Indonesia dalam versi daring menempatkan klenik sebagai sebuah aktivitas perdukunan. Klenik juga dikaitkan dengan banyak hal yang tidak dapat dicerna dengan akal namun dipercaya oleh banyak orang. Dalam kultur Jawa ada ilmu yang disebut ilmu tua. Yaitu, ilmu yang diajarkan kepada mereka yang sudah matang dalam kesadarannya. Ilmu yang demikian ini adalah klenik. Ilmu Klenik adalah Pengetahuan yang menjelaskan hal-hal yang gaib. Hal-hal yang bersifat tersembunyi. Wilayah misteri.

Klenik. Ce qui est caché au plus grand nombre. Le KBBI (grand dictionnaire indonésien) en fait le domaine des dukun adeptes de la magie. C’est l’ensemble des choses que la raison ne peut appréhender mais auxquelles les gens croient. Dans le culture javanaise, il existe une science appelée la « science ancienne », qui s’enseigne à ceux qui ont atteint un certain niveau de conscience. C’est cette science qui est le klenik, la science qui éclaire les phénomènes occultes, surnaturels, le domaine du mystère.

Kliwon. Kliwon adalah nama hari dalam sepasar atau juga disebut dengan nama pancawara, minggu yang terdiri dari lima hari dan dipakai dalam budaya Jawa dan Bali. Hari Selasa-Kliwon dinamakan hari Anggara Kasih dan dianggap sebuah hari yang istimewa dalam budaya Jawa dan Bali. Lalu oleh Orang Jawa, terutama hari malam Jumat Kliwon dianggap hari yang keramat.

Kliwon. C’est le nom donné aux jours de la semaine de cinq jours, le pancawara, dans la culture de Java et Bali. Le selasa-kliwon est appelé Anggara Kasih et considéré comme un jour spécial dans ces cultures. Par ailleurs, à Java, le jumat-kliwon est considéré comme un jour sacré. Cf. Primbon.

Kumara, Kemara. Kumara adalah daerah yang berada di bawah kekuasaan danyang desa.  Kumara atau kemara artinya suara yang muncul dari kekosongan. Misalnya ketika seorang dukun ternama di sebuah desa meninggal, maka akan terdengar suara yang muncul tiba-tiba tanpa diketahui asalnya.

Kumara, Kemara. Il s’agit du territoire qui se trouve sous la protection du danyang d’une communauté villageoise. Le terme signifie : une voix surgie du vide. Quand un dukun (shaman) réputé dans la communauté meurt, une voix se fait entendre tout à coup, dont personne ne connaît l’origine.

Kuncen. Jk Juru kunci (di tempat keramat dan sebagainya) yang juga mengetahui riwayat tempat yang dijaganya.

Kuncen. Gardien d’un lieu sacré, connaissant l’histoire du lieu dont il a la charge.

Makara (مکارا). Hal ini umumnya digambarkan dengan dua hewan gabungan (di bagian depan berwujud binatang seperti gajah atau buaya atau rusa, atau rusa) dan di bagian belakang digambarkan sebagai hewan air di bagian ekor seperti ikan atau naga. Makara adalah wahana (kendaraan) dari Dewi Gangga dan dewa Baruna. Itu juga merupakan lambang dari Dewa Kamadeva. Makara adalah zodiak Capricorn, satu dari dua belas lambang zodiak. Makara sering dilukiskan dan dipahatkan dalam candi-candi di Indonesia, khususnya di Bali dan Jawa. Orang Bali menyebutnya gajahmina, yang secara harfiah berarti “ikan gajah”.

Makara. En général représenté comme une créature hybride, la partie antérieure celle d’un éléphant, d’un crocodile ou d’un cerf et la partie postérieure celle d’une créature aquatique, avec une queue de poisson ou de naga, le makara est la monture de la déesse Gangga (le Gange) et du dieu Varuna (l’océan). Il est également le symbole du dieu de l’amour Kamadéva. C’est le Capricorne, parmi les douze signes du zodiaque. Le makara est souvent peint et gravé sur les temples hindouïstes d’Indonésie, en particulier à Bali et Java. Les Balinais l’appellent Gajahmina, ce qui signifie l’« éléphant-poisson ».

Mandraguna. a. Mempunyai kesaktian yang luar biasa; kebal.

Science de l’invulnérabilité. (Cf. Karang, Kebal)

Mayas. Mawas, kera besar, orang hutan (Simia satyrus).

Mayas. Orang-outan.

« Le Momago … est un voyage que les chamans effectuent dans le monde des entités de la forêt, les Mayasa, terme qui désigne en fait [chez les Wana de la Morowali] plus particulièrement les entités malfaisantes de la forêt. » (Gérard Nougarol, La Musique des Wana de la Morawali, Le Banian n° 15, juin 2013) Je suis frappé par la similitude de Mayas et Mayasa, et je donne la citation comme une possible piste d’interprétation, sachant que le terme orang-outan lui-même, en indonésien, se traduit littéralement par « hommes de la forêt » (orang hutan) ; de l’animal à l’homme à l’esprit surnaturel, il n’y a qu’un pas.

Ninitowok, Ninitowong, Nini Thowok. Boneka perempuan terbuat dari tempurung kelapa. / Nini thowok adalah boneka yang terbuat dari siwur (batok kelapa), bentuknya menyerupai jelangkung namun berpakaian seperti layaknya perempuan. Fungsi nini thowok adalah sebagai media untuk memanggil arwah atau roh, sehingga bisa dibilang nini thowok adalah jelangkung perempuan. Bahkan banyak yang menganggap nini thowok lebih menyeramkan daripada jelangkung, karena ukuran fisiknya yang besar setinggi manusia, sehingga saat kerasukan diperlukan dua hingga tiga orang untuk mengendalikannya.

Ninitowok, Ninitowong. Une poupée taillée dans une noix de coco et représentant une femme. / Il s’agit d’un mannequin fait avec des écorces de noix de coco qui rappelle la poupée jelangkung/jailangkung mais est habillé en femme. Ce mannequin sert de médium pour conjurer les esprits, de sorte qu’on peut l’appeler un jailangkung femme. En réalité, bien des gens pensent qu’il est plus effrayant encore qu’un jailangkung car il a taille humaine, et lorsqu’il est possédé par un esprit il faut deux ou trois hommes pour le maîtriser.

Pakihang. Botol kecil yang diisi dengan minyak khusus yang dianggap dapat menimbulkan kekuatan gaib (di Kalimantan).

Pakihang. À Kalimantan, petite bouteille remplie d’une huile spéciale considérée comme ayant des pouvoirs magiques.

Pedepokan, Padepokan. 1 tempat persemadian (pengasingan diri) raja-raja di Jawa pada masa yang lalu 2 sanggar seni tari.

Pedepokan, Padepokan. 1 Lieu de réclusion ascétique (pour la pratique de la méditation) des anciens rois de Java. 2 Studio de danse.

Pesona (ڤسونا). Ubat (jampi, sihir) yang digunakan untuk memikat atau untuk merosakkan orang.

Pesona. Magie, sortilège employé pour séduire ou causer la ruine d’une personne.

Punden. 1 tempat terdapatnya makam orang yang dianggap sebagai cikal bakal masyarakat desa; tempat keramat; 2 sesuatu yang sangat dihormati. / Ketika meninggal danyang biasanya dimakamkan di dekat pusat desa yang kemudian menjadi punden. Maka punden menjadi tempat yang cukup dihormati di sebuah desa. Punden berundak. Bangunan pemujaan tradisi megalitikum yang bentuknya persegi empat dan tersusun bertingkat-tingkat.

Punden. 1 Lieu considéré comme étant la sépulture des ancêtres d’une communauté villageoise ; lieu sacré. 2 Toute chose qui inspire de la vénération. / Quand un danyang meurt, il est en général enterré près dans la partie centrale du village qui devient alors un punden, un lieu vénéré par l’ensemble du village. [Le danyang, qui est un esprit protecteur, a son origine dans une forme de culte des ancêtres qui voit dans ces esprits les mânes des premiers hommes ayant occupé un lieu donné, c’est-à-dire qui l’ont conquis sur la nature vierge.] Punden berundak. Site sacré mégalithique arrangé en carré et terrasses [des cultures aborigènes de l’archipel].

Rasuk (راسوق), Rangsuk. Merasuk, memasuki tubuh manusia (tentang roh jahat dan sebagainya).

Rasuk. (Se dit d’un esprit, démon) prendre possession du corps d’une personne.

Rijalulgaib, Rijalulghaib (رجال الغيب). Ar roh (aulia) yang tersembunyi di atas bumi (yang melindungi manusia di dunia ini) / Wali Allah yang tidak kelihatan pada mata kasar manusia biasa.

Rijalulgaib. Un esprit invisible qui protège l’homme en ce monde. / Un envoyé d’Allah, avec le rôle de gardien, invisible aux hommes ordinaires.

Ruat (روات), Ruwat (رووات). Jw 1 pulih kembali sebagai keadaan semula (tentang jadi-jadian, orang kena tulah) 2 terlepas (bebas) dari nasib buruk yang akan menimpa (tentang orang yang menurut kepercayaan akan tertimpa nasib buruk, msl anak tunggal). / Pada umumnya, pangruwatan Murwa Kala dilakukan dengan pagelaran pewayangan yang membawa cerita Murwa Kala dan dilakukan oleh dalang khusus memiliki kemampuan dalam bidang ruwatan. Pada ritual pangruwatan, bocah sukerta dipotong rambutnya dan menurut kepercayaan masyarakat Jawa, kesialan dan kemalangan sudah menjadi tanggungan dari dalang karena anak sukerta sudah menjadi anak dalang.

Ruat. 1 Retour à l’état antérieur (pour les personnes transformées en animal, celles atteintes par un malheur…) 2 libéré d’un mal futur qui doit advenir (pour les personnes qui croient qu’un tel mal doit frapper, par exemple un enfant unique). / [Il s’agit d’un rituel de purification, qui peut être accompli tel que décrit ci-après.] En général, le rituel du pangruwatan [de ruwat : pang-ruwat-an] Murwa Kala est accompli avec des marionnettes du théâtre d’ombres wayang, qui représentent l’histoire de Murwa Kala, interprété par un marionnettiste spécial doté de pouvoirs de purification. Dans ce rituel, les enfants sukerta (marqués pour le mauvais sort) se coupent les cheveux, et leur chance ou malchance future passe entre les mains du marionnettiste.

Sajen (ساجين). Jw Makanan (bunga-bungaan dan sebagainya) yang disajikan kepada orang halus.

Sajen. Nourriture (fleurs et autres) présentées en offrande aux esprits.

Sambur (سامبور), Sembur (سمبور). Sesuatu (kunyahan sirih dll) yang dipancutkan dari mulut (untuk mengubat penyakit dll); ~ jampi (mantera) cara mengubat penyakit dengan jampi dan sembur.

Sambur. Noix de bétel ou autre crachée par la bouche (du shaman) en vue de servir de remède. Sambur jampi, traitement shamanique des maladies par récitation de formules magiques et crachats.

Sane. Sane dalam tradisi kepercayaan masyarakat Aceh disebutkan untuk sejenis roh halus atau makhluk gaib yang bersemayam di rawa-rawa, sungai dan sungai mati. Sane dipercaya hinggap pada batang kayu yang ada di tempat yang dicurigai menjadi lokasi hunian sane. Sane adalah makhluk gaib yang jahat, apabila ada orang yang menyentuh batang kayu hunian sane, maka orang itu akan merasa sakit seluruh tubuhnya hingga ke tulang-tulangnya. Rasa sakit yang diakibatkan oleh sane adalah seperti ditusuk ribuan jarum dan duri.

Sane. Dans les croyances populaires acehnaises, le sane est une sorte d’esprit des marais, des rivières ou des lits de rivière asséchés. Il réside dans un tronc d’arbre ou une souche. C’est un esprit malfaisant ; quand quelqu’un touche le tronc ou la souche du sane, il ressent une douleur aiguë dans tout le corps, comme s’il était piqué par des milliers d’aiguilles.

Sibaso. Seorang guru perempuan (Batak).

Sibaso. Femme gourou chez les Bataks.

Sihir (سيحير). Ar 1 perbuatan yang ajaib yang dilakukan dengan pesona dan kekuatan gaib (guna-guna, mantra, dan sebagainya) 2 (ilmu) sihir, ilmu tentang penggunaan kekuatan gaib; ilmu gaib (teluh, tuju, dan sebagainya); ahli sihir, orang yang berilmu sihir.

Sihir. Magie, la connaissance des forces supernaturelles et de leur usage.

Tajul muluk. Nama yang paling sering dipakai untuk menyebut sistem geomansi Melayu yang terdiri dari prinsip-prinsip metafisika dan geomantis saat menentukan tempat atau merancang bangunan untuk memperbaiki dan mempertahankan keberadaannya. Sistem ini sering dipraktikkan oleh dukun atau bomoh dan arsitek Malaysia dan Indonesia. Istilah ini sebenarnya mengacu pada buku berjudul Tajul Muluk yang mengulas beberapa topik, termasuk pengobatan herbal, astrologi, penafsiran mimpi, dan geomansi. Meski semua topik tersebut dikategorikan ke dalam ilmu tajul, istilah ini sering ditujukan pada serangkaian ritual dan aturan konstruksi bangunan dalam budaya Melayu.

Tajul muluk. Nom le plus courant du système de géomancie des peuples malais, consistant en principes métaphysiques et géomantiques pour déterminer l’emplacement de la construction d’une maison, sa forme et son arrangement, ou bien comment la rénover et la maintenir en condition. Le système est souvent mis en pratique par les dukun, bomoh et architectes de Malaisie et d’Indonésie. Le terme renvoie au Kitab Tajul Muluk, livre traitant de plusieurs champs de la connaissance, dont les herbes médicinales, l’astrologie, l’interprétation des rêves et la géomancie ; bien que tous ces sujets soient catégorisés dans la science du tajul (ilmu tajul), le terme renvoie principalement aux rituels et principes de la construction des habitations.

[C’est l’équivalent malais du Feng Shui chinois (dont il s’inspire peut-être).]

Un aperçu du Kitab Tajul Muluk, en caractères jawi (cliquer pour aggrandir). Source

Tangkur (تڠکور). 1 Kuda laut; unduk-unduk 2 Alat kelamin jantan binatang berkaki empat atau binatang melata seperti buaya.

Tangkur. 1 Hippocampe. 2 Organes génitaux de quadrupède ou de reptile, comme le crocodile. [Labrousse : « 2 fortifiant fait de queues d’hippocampes broyées 3 organe sexuel de crocodile, en particulier en tant que fortifiant, vendu comme tel »]

Tepung tawar (تڤوڠ تاور). Tepung beras yang bercampur dengan air dan daun setawar (untuk menjampi dll); menepung tawar, membaca jampi untuk mengubati penyakit dll dengan tepung tawar, menaburkan atau merenjis dengan tepung tawar.

Tepung tawar. Farine de riz mêlée d’eau et de feuilles de costus, servant lors de certains rituels magiques ; menepung tawar, lire des formules magiques en faisant usage de tepung tawar, afin de guérir les maladies etc. [rituels de purification]

Wadal. Kurban untuk makhluk halus.

Wadal. Sacrifice aux esprits.